Cassa integrazione per il caldo 2026: quando spetta, chi può richiederla e cosa cambia con il nuovo decreto
Le temperature eccezionalmente elevate dell’estate 2026 riportano al centro dell’attenzione la tutela dei lavoratori esposti al caldo estremo.
Con il nuovo decreto approvato dal Governo, torna la possibilità di sospendere temporaneamente l’attività lavorativa e accedere alla cassa integrazione nei casi in cui il rischio per la salute diventi concreto.
Le nuove regole interessano in particolare chi opera all’aperto, ma non solo: anche alcuni lavoratori impiegati in ambienti chiusi potranno beneficiare delle misure previste.
Le novità sono contenute nel Decreto Legge n. 107/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 giugno 2026 ed entrato in vigore il giorno successivo.
L’articolo 6 introduce misure straordinarie per affrontare le emergenze climatiche durante lo svolgimento delle attività produttive, riproponendo il sistema di deroghe già utilizzato nelle estati precedenti.
L’obiettivo è consentire alle imprese di sospendere o ridurre il lavoro quando le ondate di calore rendono impossibile operare in condizioni di sicurezza, garantendo ai dipendenti l’accesso agli ammortizzatori sociali.
Uno dei punti principali riguarda la soglia delle temperature.
La possibilità di richiedere la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) scatta generalmente quando il termometro supera i 35 gradi.
Tuttavia, l’INPS precisa che il solo dato meteorologico non è sufficiente a valutare il rischio.
Infatti, la domanda può essere accolta anche con temperature inferiori se le condizioni effettive di lavoro determinano un’esposizione molto più elevata.
Tra le situazioni che possono giustificare la richiesta rientrano:
In sostanza, conta il rischio reale per il lavoratore e non soltanto la temperatura registrata dalle stazioni meteorologiche.
Le nuove disposizioni non riguardano esclusivamente chi svolge attività all’aperto.
Anche i lavoratori impiegati in ambienti interni possono accedere alla cassa integrazione se il caldo rende impossibile proseguire l’attività in sicurezza.
Ciò può avvenire, ad esempio, quando:
In questi casi il datore di lavoro può presentare la richiesta all’INPS se ricorrono le condizioni previste dalla normativa.
Può accadere che lo stop ai lavori non dipenda dalla scelta dell’azienda ma da un provvedimento delle autorità pubbliche.
In queste situazioni è prevista una specifica causale che consente di richiedere la cassa integrazione per sospensione o riduzione dell’attività disposta dalla pubblica autorità per motivi non imputabili né all’impresa né ai lavoratori.
Il decreto introduce importanti agevolazioni per alcuni dei comparti maggiormente esposti alle alte temperature.
Dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 le imprese dei settori:
potranno utilizzare la CIGO per eventi climatici eccezionali senza consumare le settimane previste dal limite ordinario delle 52 settimane nel biennio mobile.
Sono inoltre previste ulteriori semplificazioni:
Il decreto rafforza le tutele anche nel comparto agricolo.
Gli operai agricoli, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato, potranno beneficiare dell’integrazione salariale anche se la sospensione interessa soltanto mezza giornata lavorativa.
Viene inoltre eliminato il requisito minimo delle giornate lavorate richiesto in passato.
Le giornate di integrazione riconosciute:
Per sostenere economicamente il provvedimento il Governo ha destinato 15,2 milioni di euro per il 2026.
Il monitoraggio delle domande e delle risorse disponibili sarà affidato all’INPS, che dovrà verificare il rispetto dei limiti di spesa previsti dalla norma.
Le nuove misure si inseriscono nel quadro del Protocollo sottoscritto tra Governo e parti sociali per affrontare i rischi legati agli eventi climatici estremi.
L’accordo punta a migliorare la prevenzione nei luoghi di lavoro attraverso una diversa organizzazione delle attività, maggiore attenzione alla sicurezza e specifiche misure di protezione per i settori maggiormente esposti alle alte temperature.
Per le aziende, uno degli aspetti più importanti rimane la qualità della documentazione presentata all’INPS.
La relazione tecnica deve descrivere in modo dettagliato:
Una documentazione completa e ben motivata consente generalmente di velocizzare l’istruttoria e ridurre il rischio di richieste di integrazione o rigetto della domanda.
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